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Aquilee

Aquilee

Aquilee

Un solo di corpo, di movimento e di voce a partire dal pavimento - che è un firmamento - della basilica di Aquileia. In scena i mosaici della basilica, e sui mosaici un danzattore a raccontare la storia di Aquileia, di Alessandria d’Egitto, e delle tante altre genti che nei secoli hanno affollato le banchine del porto fluviale. 

Il danzattore è vestito come il Pier Paolo Pasolini che a trentasei anni visita Aquileia in compagnia dell’amica Maria Seccardi, ma la voglia è qui quella di andare oltre il Pasolini storico, cercando di dare spazio alla sua passione per le lingue straniere, al suo bisogno di andare oltre la nazione, alla sua incrollabile fede nella scandalosa forza rivoluzionaria del passato. 

Lo accompagnano in scena una fisarmonica - strumento oggi diffuso su tutta l’area dell’antica diocesi aquileiese e dunque possibile sineddoche di un mondo che, comprendendo già allora genti latine, germane e slave stava prefigurando un’Unione Europea ancora a venire - e un Kurent, arcaica maschera carnevalesca che solo alla fine rivelerà sé stessa e il senso del tutto. 

Aquilee è un lavoro fortemente sperimentale, nel metodo come nei contenuti
Nel metodo, perché è l’inizio di una ricerca verso una “danza di narrazione”, una danza che vive della voglia di condividere col pubblico una storia, e prova a farlo dando corpo a una serie di immagini e mettendo poi queste immagini in una successione di movimenti. 
Nei contenuti, perché si propone di mettere nel corpo e nello spazio un’utopia, quella di un’Europa tanto unita da andare oltre Ventotene, un’Europa che oltre a federarsi superando il concetto di nazione riconosca anche come suo fondamento l’alterità che l’ha sempre abitata, quell’alterità afroasiatica di cui Alessandria d’Egitto, e Aquileia con essa, sono un esempio tanto enigmatico quanto affascinante...

Di qui la scelta del titolo della pièce: Aquilee è sì il toponimo di Aquileia in friulano, ma all’orecchio suona come fosse al plurale.
Di fronte alle sfide dell’età della tecnica, possa la ricerca di un nuovo linguaggio, possa la “scandalosa forza rivoluzionaria del passato” continuare a farci riscoprire la molteplicità contraddittoria che da sempre ci abita e che da sempre ci innamora

Per un’Europa libera e unita, per un’Europa nuova e antichissima assieme: l’Europa afroasiatica del mito, della diaspora ebraica, delle migrazioni passate, presenti e future. 

Bassano del Grappa
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Eisenstadt / Kismarton
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Novi Sad / Újvidék
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Pescara
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Ideazione, drammaturgia e coreografia: Mattia Cason
Con Mattia Cason, Osayi Osawaru
Musiche: Paolo Forte
Music design: Lav Kovač
Luci: Lorenzo Diofili
Proiezioni: Omar Ismail
Costumi: Primož Klinc, Chiara Defant, Vladimir Vodeb
Consulenti storici: Andrea Bellavite, Angelo Floramo, Cristiano Tiussi
Consulenti artistici: Claudio de Maglio, Michela Lucenti
Traduzioni: Rosanna Pirelli (egiziano geroglifico), Francesca Canzian (greco antico e latino), Giulia
Francesca Grassi (fenicio), Einat Betsalel (ebraico), Muhammad ‘Abd al-Mun’im (arabo), Agostino
Soldati (copto), Alessandro Piccolo (demotico), Riccardo Contini (aramaico), Flavia Aiello
(swahili)
Coproduzione: vicino/lontano, En-Knap
Distribuzione: Balletto Civile
In partenariato con: Basilica di Aquileia, Fondazione Aquileia, Balletto Civile, Civica Accademia
d’Arte Drammatica “Nico Pepe”
Con il finanziamento di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia